dottor Gustavo Mascotti
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Dottor Gustavo Mascotti

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Argomenti e servizi professionali del dr Gustavo Mascotti

 

 

Alimentazione e gravidanza:
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Rischio in mamme vegetariane e/o con diete particolarmente restrittive:

Da un importante studio recentemente pubblicato dall’autorevole National Institutes of Health di Dublino, si evince che le donne vegetariane, che mangiano solo e soltanto vegetali, hanno più probabilità di mettere al mondo bambini con difetti congeniti, malformazioni e problemi metabolici seri, rispetto ad una progenitrice che si alimenta con una dieta completa e bilanciata.

Si è confermato nello stesso studio, che calcio e fluoro sono indispensabili per una futura salute dentale del nascituro e per una diminuzione delle carie e malattie delle gengive materne.

Il rischio maggiore nelle vegetariane assolute, lo corre tuttavia la mamma stessa, che in gravidanza, viene “spogliata” di tutto quanto serve per mantenersi in salute.

Se la futura o neo-mamma è prevalentemente vegetariana, ma aggiunge alla dieta latte e uova, la differenza statistica diventa non significativa, e riduce drasticamente tanto il rischio dei figli con problemi come quello di complicanze gravi nella gravidanza.

Per evitare l’aumento dei rischi materno – infantili di malattie è auspicabile che una donna allarghi la propria dieta o la mantenga diversificata, dapprima di restare in cinta, magari, quando si comincia a pensare o pianificare una gravidanza.

Questo non significa che in gravidanza si deva mangiare di più o “per due”.

E’ un errore alimentarsi abbondantemente, aumentare le calorie giornaliere farà erroneamente credere di beneficiare al nascituro.

Il risultato di mangiare troppo, invariabilmente sarà quello di un aumento incontrollato del peso corporeo, che in definitiva, incrementerà i rischi di diabete gestazionale, ipertensione, gestosi, etc.

Diversificare la dieta e moderare i volumi ingeriti è una provata buona abitudine.
Il miglior consiglio è quello di mangiare bene e poco, o se volete: meglio e meno.
Le diete estreme sono sempre sconsigliate e non solo per le donne incinte.

In gravidanza, i preparati contenenti acido follico, ferro, vitamine e minerali, possono essere relativamente utili a completare una dieta normale o carente.

Integratori o supplementi alimentari possono essere assunti in gravidanza, a patto di non esagerare e rispettando la tollerabilità gastrica.

E’ documentato che la salute del neonato e della mamma è strettamente vincolata ad una buona alimentazione.

La buona norma igienico-dietetica da ricordare in gravidanza è: -si può mangiare di tutto… un po’ ed alzarsi da tavola con “voglia dell’ultima forchettata”… masticando molto bene, un frutto di stagione.


Si rammenta che il Dr. Gustavo Mascotti non assiste più al parto, ne’ al taglio cesareo, né si occupa della patologia ostetrica della gravidanza inoltrata.

Protocollo di gestione generale in Chirurgia Ginecologica
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Documento di consenso informato

1. Informazioni Generali:
Gli interventi ginecologici possono raggrupparsi in cinque diverse categorie: (Più Ch. senologica)
1) Chirurgia Laparotomica,
2) Chirurgia Videolaparoscopica,
3) Chirurgia Vaginale,
4) Chirurgia di Piccoli Interventi e
5) Chirurgia Combinata (Vaginale Laparoscopicamente assistita).
Alle precedenti categorie, si deve aggiungere la terapia chirurgica della patologia mammaria,
6) Chirurgia Senologica.

All’interno di ogni categoria si possono riconoscere tre diversi livelli di complessità:
a) Bassa,
b) Media e
c) Alta.

Le variazioni applicabili ai protocolli standardizzati sono consentite in virtù di poter adeguare la tecnica chirurgica appropriata, alle peculiarità di ogni singolo caso.

2. Preoperatorio

2.a) Indagini cliniche preoperatorie

Utili a determinare il rischio relativo, conseguenze prevedibili ed eventuali modifiche all’intervento standard, per quella determinata paziente, in quel specifico momento.

Indispensabile per interventi programmati, in regime di urgenza vengono semplificati e sintetizzati in poche domande indispensabili.

Si avvale di:
- Storia clinica, antecedenti clinico - chirurgici - anestesiologici.
- Stato clinico degli organi e sistemi, rilevazione di eventuali terapie in atto.
- Condizioni ematologiche e determinazione dei criteri per eventuale autotrasfusione.
- Stato generale, nutrizionale, psicologico, condizioni ambientali e familiare.
- Accertare o escludere la presenza d’infezioni in corso misconosciute od altri stati morbosi.

2.b) Indagini di laboratorio: Test di routine

Schema generale per pazienti non fumatrici e clinicamente sane:

< 40 anni:
Esami ematochimici generali, di coagulazione ed emo-gruppo. E.C.G se non recente.

40 – 59 anni:
Esami ematochimici + creatinina + E.C.G. (ev. Rx torace in fumatrici)

> 60 anni:
Esami ematochimici + ECG + Rx torace + ev. controlli richiesti dall’anestesista ed altri consulenti.

I test di compatibilità ematiche per eventuali trasfusioni, come gli esami infettivologici (esempio: marcatori per HIV, VDRL, epatite A-B-C, etc) saranno discussi e concordati, caso per caso.

2.c) Pre-ricovero:

Momento destinato alle indagini precedentemente indicate; al colloquio con l’anestesista; ad offrire istruzione ed informazioni complementarie; proporre eventuali preparazioni farmacologiche o sospensioni a terapie già istaurate; e fornire indicazioni di ordine alimentario, igienico ed eventuale preparazione emotiva all’intervento.


3. Intereventi Chirurgici:
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3.a) Interventi laparotomici: “a cielo aperto” o con un “taglio” sulla parete addominale.

Secondo il tipo d’incisione (taglio) si distinguono:

- Laparotomie mediane (longitudinali):
Generalmente appartengono ad interventi di alta complessità. Si associano a degenze prolungate.

Per la mobilizzazione nel post-operatorio, si consiglia utilizzare una fascia addominale o panciera.

- Laparotomie traverse (Pfannestiel, Chierney, etc):
Generalmente appartengono ad interventi di media complessità (non preclude l’alta complessità).

La degenza associata a questa incisione e più breve e la mobilizzazione della paziente non necessita di panciere ne’ fasce addominali.

- Minilaparotomie:
Generalmente relazionate ad interventi di bassa complessità.
La degenza è generalmente moto breve e la gestione generale del post-operatorio è molto simile a quella di un intervento laparoscopico (3.b).

- Incisioni vaginali ed interventi uroginecologici:
La complessità associata a queste incisioni è molto variabile.
In generale, viene risparmiata l’apertura del peritoneo e conseguentemente la degenza è breve ed il post-operatorio risulta molto ben tollerato.

La degenza potrà prolungarsi eventualmente per la necessità di mantenere un controllo particolare al catetere vescicale.
La gestione globale è variabile da caso a caso.

Secondo la complessità, possono essere suddivisi in:

- Alta complessità:
Ad esempio, una laparotomia di stadiazione per patologia neoplastiche dell’ovaia, o dell’endometrio o interventi radicali per neoplasia della cervice.

- Media complessità:
Ad esempio, l’isterectomia totale semplice per miomatosi o la miomectomia.

- Bassa complessità:
Ad esempio, l’asportazione di una cisti semplice benigna dell’ovaia.

L’anestesia d’elezione in tutte le laparotomie è quella generale o più raramente, spinale.


3.b) Interventi videolaparoscopici:

Tecnica molto diffusa ed in costante espansione.

L’esempio tipico di questa categoria d’interventi è rappresentato dalla laparoscopia per cisti ovarica, o per la diagnosi e terapia iniziale standard dell’endometriosi o per la terapia della gravidanza extrauterina non complicata.

La laparoscopia può essere utilizzata in combinazione alla via vaginale creando una sotto-categoria specifica: intervento combinato (vedere al punto 3.c).

La video laparoscopia si è rivelata di grande utilità tanto in chirurgia d’urgenza come per interventi programmati in regime di ricovero ordinario.

La degenza relativa a questa categoria d’interventi, in generale, è molto breve. Il tempo di recupero post-operatorio, è generalmente molto veloce e la dimissione risulta precoce.

Tecnicamente si tende a lasciare il minore numero di cicatrici addominali visibili possibile, per migliorare i risultati cosmetici.

E’ una tecnica molto ben accetta, presenta alcuni vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale, ma non è esente da critiche, complicanze e rischi.

Le variazioni allo standard e la scelta fra le diverse tecniche saranno messe in relazione alle esigenze del singolo caso, alle peculiarità della malattia da trattare ed alla familiarità dell’operatore con ogni approccio chirurgico.

Tipo di anestesia preferita: Generale.


3.c) Interventi vaginali:
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A questa categoria d’interventi appartengono:
colpoisterectomia, isterectomia con annessiectomia vaginale, colpoisterectomia radicale allargata con linfadenectomia, interventi di plastica del pavimento pelvico, cistopessi, correzione del rettocele, interventi uroginecologici, chirurgia della cupola prolassata, etc.

L’intervento tipico è la colpoisterectomia o isterectomia vaginale.
Sono in generale interventi che possiedono la caratteristica di poter procedere chirurgicamente per la via “fisiologica” del canale vaginale.

La estrazione del utero o pezzo operatorio avviene transitando per il tratto genitale inferiore. Ne consegue l’assenza di cicatrici addominali e visibili.

In questa categoria si segnala un sotto-gruppo d’interventi, rappresentati dalla chirurgia vulvare e vaginale: colpectomia, vulvectomia, emivulvectomie, tumorectomie vulvo – vaginali, chirurgia delle recidive tumorale a livello del tratto genitale inferiore e della cupola vaginale, vulvectomia allargata o radicale e linfadenectomia perineo-pelviche; chirurgia ricostruttiva e riparativa della vagina e del pavimento pelvico, etc.

Gli interventi demolitivi a livello vulvare in particolare e del tratto genitale inferiore esterno in generale, possono lasciare esiti molto deturpanti.

La chirurgia vaginale tipica, per patologia benigna ha un decorso post-operatorio molto ben tollerato.

Tipi di anestesia da scegliere: Generale, spinale, loco-regionale.


3.d) Piccoli interventi:
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Si intendono per piccoli interventi quelli effettuabili in Day Surgery o in Ambulatorio.
Gli interventi della superficie cutanea e delle mucose, possono essere effettuati con bisturi freddo, laser, LEEP; con l’aiuto di un colposcopio, lenti d’ingrandimento specifiche, o di colorazioni particolari (Tintura di Lugol), etc.

Gli interventi endoscopici, come le isteroscopie, endoscopie, cistoscopie, rettoscopie, culdocentesi, peritoneoscopie, necessiteranno di endoscopi specifici ad ogni caso.

Il maggior numero d’interventi in questo gruppo è rappresentato dalle conizzazioni, miniconizzazioni, cilindrizzazioni, exeresi e biopsie di lesioni locali del tratto genitale inferiore (HPV correlate), e dalle isteroscopie diagnostico-operative.

Le anestesie da scegliere sono: locale, regionale, sedazione, narcosis, combinate, spinale e generale.

3.c) Interventi combinati:
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L’esempio classico di questa categoria d’intervento è quello dell’isterectomia vaginale con controllo videolaparoscopico, o isterectomia laparoscopica con completamento vaginale.

A questa categoria possono appartenere le laparoscopie convertite o che hanno richiesto il cambio di approccio chirurgico iniziale, per diverse ragioni (completamento, cambio di diagnosi, impossibilità tecniche di prosecuzione, etc).

Un importante sottogruppo è formato da diverse combinazioni di tipologie di abbordaggio chirurgico, in generale relazionati ad interventi di estrema complessità, che possono a volte, richiedere la partecipazione di più specialisti.

La standardizzazione del pre e del post operatorio sarà il risultato della combinazione delle procedure attuate, o comunque, si terrà conto della procedura più complessa.

Tipo di anestesia: elettiva e quasi sempre generale.


3.d) Chirurgia della mammella:
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Categoria d’interventi che possono essere effettuati dai ginecologi con conoscenze specifiche senologiche.

La patologia neoplastica mammaria è la più frequente malattia oncologica della donna, e conseguentemente il ginecologo oncologo, possiede la cultura e la esperienza chirurgica necessaria a gestire l’approccio chirurgico primario di questa malattia ed é capace a formare parte e collaborare all’interno della equipe multidisciplinare senologica (Breast Unit).

I protocolli di gestione del pre-postoperatorio, sonno identici a quelli già messi in atto dalla chirurgia generale per trattare la patologia senologica.

Il ginecologo – senologo, in generale, non é allenato né autorizzato ad effettuare tecniche plastiche senologiche (area riservata al chirurgo plastico e ricostruttivo).

Anestesia: locale, narcosi, generale.


4. Controllo postoperatorio:
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OBBIETTIVO:
Anticipare e mettere in atto strategie terapeutiche per limitare tempestivamente effetti collaterali prevedibili ed eventuali complicanze.

Si avvale del:
- Controllo dei segni vitali:
pressione arteriosa, polso, respirazione, temperatura, etc.
- Controllo del volume e qualità delle urine.
- Controllo del bilancio dei liquidi ed elettroliti.
- Controllo dei drenaggi, delle ferite, delle medicazioni ed eventuali perdite di sangue.
- Controllo del dolore e dei farmaci somministrati.
- Controllo ed agevolazione alle funzioni fisiologiche (mobilizzazione, dieta, etc.)

Il protocollo presentato è applicabile a pazienti in buone condizioni cliniche.
La determinazione dell’alto rischio farà scattare misure specifiche mirate ad ogni condizione individuale.


Elementi per la definizione dell’ALTO RISCHIO:
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01. Obesità.

02. Età avanzata (>75 anni).

03. Malattie polmonari ostrutive croniche (enfisema, asma).

04. Fumo.

05. Patologia polmonare embolica o infettiva in atto o precocemente precedente.

06. Patologia venosa superficiale o profonda ( con o senza terapia in atto).

07. Patologia della coagulazione.

08. Patologia cardiopolmonare o cardiaca pura.

09. Malattie metaboliche (diabete, epatopatie, nefropatie, etc)

10. Anemia cronica o acuta.

11. Allergie.

12. Malattie autoinmuni.

13. Inmunoinsufficienze (dalla nascita o acquisita).

14. Urgenza (intervento non elettivo).

15. Patologia neoplastica.

16. Stati di disnutrizione e / o malnutrizione marcata.

17. Radioterapia.

18. Chirurgia dell’addome alto recente.

19. Altre:
Presenza di fistole, ferite purulente, miastenia grave, neuropatie e miopatie, complicanza di pregressa chirurgia, etc.



INFORMAZIONI GENERALI: Prevenzione e Pap-Test.

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Domande e risposte più frequenti:


Cos’ è il Pap-test?
E' un test, che consiste nel prelevare cellule che si sfaldano dalla cervice (collo) uterina; esse vengono fissate su un vetrino ed inviate in citologia -generalmente in Anatomia Patologica-, dove sono colorate con una tecnica specifica (di Papanicolau) per essere studiate e determinare se sono normali, anormali o in situazioni intermedie.
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A cosa serve la metodica del Pap-test?
A determinare due gruppi di donne nella popolazione generale: 1) donne A RISCHIO di sviluppare tumori della cervice e 2) donne NON A RISCHIO di ammalarsi con una neoplasia della cervice uterina.
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Cosa diagnostica il Pap-Test, con la classificazione vigente?
Ad oggi, il Pap-test effettuato con regolarità, mostra lo stato di salute o meno delle cellule provenienti dalla cervice uterina.

La classificazione attuale prevede di distinguere:
a) cellule normali (comprende anche le infiammazioni del collo uterino),
b) con processi da malattia displasica lieve,
c) con processi di malattia severa, d) presenza di cellule tumorali.


La citologia moderna è in grado di diagnosticare anche infezioni virali ritenute precursori di patologie maligne. Con metodi accurati di studio specifici (HPV Test) si possono classificare le infezioni virali da virus pericolosi e non pericolosi.
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Cos’ è lo Screening con Pap-Test?
Lo screening è un insieme di procedure di gestione per la salute di una determinata popolazione, destinate a “rastrellare” gli individui e formare i gruppi di alto e basso rischio.

L’utilizzo del test comunemente denominato Pap-Test (vedi sopra ), ha fatto la differenza in mortalità per cancro della cervice, in popolazioni che vi si sottopongono regolarmente, contro le popolazioni femminili in cui il test non viene effettuato o effettuato molto sporadicamente.
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Quale è l’obbiettivo di uno Screening per patologia cervicale?
Abbassare il numero di morti per cancro della cervice.
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Che ruolo ha il Pap-Test in questo screening?
Il Pap-Test è stato (per ora) l’unico test che da solo, si è dimostrato in grado di diminuire la mortalità per cancro della cervice, nelle popolazioni dove è applicato.
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Come il Pap-Test contribuisce a diminuire la mortalità per cancro della cervice?
Il Pap-Test permette di diagnosticare una malattia tumorale in periodi molto precoci, quando le cellule malate sono facilmente trattabili.

L’asportazione delle lesioni preneoplastiche, è la chiave della risposta.
In altre parole, il Pap-Test permette di diagnosticare lesioni pretumorali, ed il trattamento precoce di queste lesioni, impedirebbe l’insorgenza della malattia invasiva (cancro della cervice conclamato).

Il Pap-Test è l’esempio tipico di “diagnosi precoce” che consente una “terapia precoce”; principi fondamentali della Prevenzione Secondaria.
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Ogni quanto va fatto il Pap-Test?
I programmi di screening hanno dimostrato che un Pap-Test ogni 3 (tre) anni è in grado di offrire una “buona copertura” ritenuta intorno al 90 - 91% ; effettuarlo ogni anno fa salire la copertura al 93-95% e farlo più frequentemente (sempre che sia negativo) non ha dimostrato di migliorare la copertura. (Nota Bene: la copertura NON è mai del 100 %)
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Il Pap-Test protegge contro il cancro in generale?
NO!. Il test è molto utile per la diagnosi precoce del tumore spinocellulare della cervice, non è tanto efficace per l’adenocarcinoma del collo uterino, non è stato pensato per la diagnosi del cancro dell’endometrio ed è assolutamente incapace a diagnosticare tumori d’origine ovarico.
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Quando devo fare il Pap-Test?
Le Società Onco-Ginecologiche internazionali che si occupano del tema, hanno stabilito che sarebbe importante iniziare a 20 – 25 anni di età o dopo l’inizio dell'attività sessuale, mentre non pare esserci età massima, quindi anche dopo 70 anni appare utile effettuare il test.

La gravidanza NON è una controindicazione al Pap-Test, anzi, è una buona opportunità per effettuarlo (ed a volte è la prima ed unica occasione).

Non è necessaria nessuna preparazione particolare e l’unica condizione necessaria è NON essere mestruata o sanguinare dalla cervice al momento del prelievo.
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Cos’ è un’infezione da HPV?
E’ un’infezione provocata da un papilloma virus umano.
E’ un’infezione molto frequente in età giovanile e con vita sessuale attiva.

Nella famiglia di virus, devono distinguersi due tipi:
a) quelli pesantemente relazionati con patologia tumorale, cosiddetti ad “Alto Rischio”,
b) quelli con una relazione scarsa o a “Basso Rischio”.


Non tutte le infezioni da HPV finiranno in patologia pretumorale e tanto meno in cancro.
L’infezione da HPV è una condizione necessaria ma non sufficiente per l’insorgenza di tumori del collo uterino e del tratto genitale inferiore in generale.
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Vanno sempre trattate le infezioni virali?
NO! Saranno trattabili solo quelle sintomatiche, macroscopiche, o persistenti.

E’ discutibile, ma accettabile trattare le infezioni da HPV tipizzate come 16 e 18.

Va detto che ad oggi la comunità scientifica NON possiede una terapia adeguata definitiva e provata per combattere l’infezione da HPV.
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Sono utili i test per identificare le infezioni da HPV?
Sono utili nella misura in cui possono mettere in evidenza un’infezione da HPV ed anche a diagnosticare il TIPO di virus (ad alto o basso rischio).

E’ ancora più utile ed importante qualora il test risultasse negativo; ciò significa che, una persona con test di “HPV NEGATIVO”, non è mai stata in contatto con un virus della famiglia HPV, e per questo, non può sviluppare né patologia pretumorale, né tumore del collo uterino.
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Oltre all’infezione da HPV (di alto rischio) quali altri fattori predispongono al tumore della cervice?
Esistono diversi fattori associati, importanti, come l’età al primo rapporto sessuale, il numero di partners sessuali, il fumo, le condizioni socioeconomiche, etc .
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Esiste una prevenzione per non infettarsi con l’HPV?
Oggi si sa che il preservativo non basta.

Esistono in commercio, per ora, due vaccini in grado di offrire una buona copertura contro l’infezione virale.

Diminuendo la possibilità di contrarre un’infezione da HPV, scenderà anche la probabilità di ammalarsi di patologia tumorale della cervice.

Ci sono in corso studi che dimostrerebbero una significativa protezione contro il cancro della cervice in persone vaccinate contro l’infezione HPV.
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NB:
Queste informazioni sono fornite solo per rispondere alle domande più frequenti, in maniera semplice e con un linguaggio accessibile alla maggioranza delle persone.

Le risposte si basano su informazioni disponibili in letteratura scientifica internazionale.

Per una più completa e corretta interpretazione dell’informazione, si prega di consultare sempre il proprio medico di fiducia.

INFORMAZIONI GENERALI E DOCUMENTO DI CONSENSO ALL’ISTERECTOMIA
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ANATOMIA E FISIOLOGIA UTERINA ED OVARICA:

L’utero è un organo a forma di pera rovesciata, costituito dal corpo, che nella parte alta si chiama “fundus” e dal collo, in basso. Ubicato centralmente nella pelvi, si localizza tra la vescica (davanti) ed il retto (dietro).

E’ l’organo destinato ad alloggiare la gravidanza(contenitore) ed a consentire la crescita dell’embrione e del feto ed è anche l’organo produttore delle mestruazioni.

Il sanguinamento mestruale è la risultante dello sfaldamento dell’endometrio (tessuto all’interno dell’utero).

Le pareti uterine sono muscolari e molto frequentemente possono essere sede di fibromatosi o miomatosi ( miomi o fibromi: sinonimi).

Le ovaie sono due organi ai lati destro e sinistro dell’utero con funzione riproduttiva (ovuli) ed ormonale (sono la principiale fonte ormonale delle donne in età riproduttiva).

Le ovaie si sorreggono nella loro posizione grazie a legamenti vascolari che collegano le pareti pelviche e l’utero.

I pacchetti vascolari sono formati da vasi arteriosi, venosi e linfatici ed appartengono a due tronconi principali: uterini e ovarici.

I linfonodi sono noduli, con funzione di “filtro” o stazione linfonodale, che si trovano lungo il tragitto dei dotti linfatici.

Organi vicini:
Per contiguità, l’utero si trova allo stremo interno della vagina (organo di copula).

La vescica:

organo muscolare, molto elastico, destinato alla raccolta delle urine, che quando arriva ad un certo livello di riempimento, invia un segnale al cervello, che provoca la necessità di essere svuotata (urinare).

La vescica si trova centralmente, nella parte anteriore della pelvi ed è in contatto con la parete anteriore dell’utero.

Gli ureteri sono due piccoli “tubi” che permettono all’urina, prodotta nei reni, ad andare ad accumularsi in vescica.
Transitano lateralmente e posteriormente all’utero, sulla parete pelvica, avvicinandosi molto quando incrociano i vasi sanguinei uterini.


Conseguenze dell’isterectomia:
L’asportazione dell’utero è seguita da amenorrea (assenza delle mestruazioni). Solo in alcuni casi d’isterectomia sub-totale o varianti d’isterectomie parziali, si potranno conservare le perdite ematiche mestruali.

La conservazione delle ovaie, anche in assenza delle mestruazioni, permetterà che la menopausa vera (climaterica - ormonale - fisiologica) arrivi seguendo un normale decorso fisiologico.

L’annessiectomia bilaterale (togliere le ovaie e le tube destra e sinistre) porterà alla menopausa chirurgica.

Ovviamente, l’asportazione delle ovaie dopo la menopausa fisiologica, non comporterà modificazioni dello stato ormonale preoperatorio.


DEFINIZIONI:
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Isterectomia totale addominale:
è l’asportazione completa dell’utero (corpo e collo), con conservazione delle ovaie per via addominale (taglio e cicatrice addominale).

Isterectomia più annessiectomia o anesso-isterectomia totale:
è la rimozione completa dell’utero e degli annessi, cioè delle tube e le ovaie, bilateralmente (destra e sinistra)

Isterectomia con annessiectomia monolaterale:
è l’asportazione dell’utero e di una sola ovaia, con conservazione dell’altra.

Annessoisterectomia radicale:
è l’asportazione dell’utero con annessi, più resezione allargata dei legamenti pelvici.

In generale viene effettuata in presenza di patologia tumorale e frequentemente si associa alla asportazione di gruppi linfonodali (linfadenectomia o linfoadenectomia).

A volte può essere associata alla resezione di un “manicotto” vaginale (che può provocare un lieve accorciamento della vagina).

TIPI D’ISTERECTOMIE:
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- Addominale:
Incisione addominale mediana Incisione addominale trasversa

- Videolaparoscopica

- Vaginale (Classica colpoisterectomia)

- Variante combinata:
Colpoisterectomia videoassistita. Conversione (si passa a la via laparotomica)


INDICAZIONI ALL’ISTERECTOMIA:
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- Patologia endometriale benigna o maligna in postmenopausa.
- Patologia tubarica benigna o maligna in postmenopausa.
- Patologia ovarica benigna o maligna in postmenopausa.
- Patologia uterina benigna o maligna in postmenopausa
- Sarcomi utero-ovarici.
- Fibromi o miomi sintomatici
- Miomi asintomatici di oltre un certo diametro.
- Metrorragie incontrollabili.
- Endometriosi severa.
- P.P.S. (Pelvic Pain Syndromes)
- Ed altri.

ESAMI PREOPERATORI: (Routine)
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- Esami ematochimici (esami del sangue)
- Esami urine
- Pap-Test ed altri esami cito-istologici diagnostici della cervice
- E.C.G. (elettrocardiogramma)
- Rx torace (radiografia del torace)
- Visita cardiologica ed anestesiologica.
- Sarà opportuno manifestare tempestivamente di eventuali allergie e intolleranze a farmaci, coloranti, metalli, disinfettanti, alimenti, etc. conosciuti.
- Altri ed eventuali specifici (esami particolari che variano da paziente a paziente).

PREPARAZIONE ALL’INTERVENTO: ( paziente già ricoverata)
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- Doccia e lavande con povidona iodata (Betadine ®) –Escluso allergiche allo iodio-
- Tricotomia addomino-pubica
- Clistere
- Ev. fasce antitromboemboliche alle gambe
- Ev. terapia profilattica antibiotica ed antitrombotica.
- Ev. Visite / Esami, complementari.

TECNICA CHIRURGICA:
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Addominale:

- Detersione con Betadine (Campo operatorio)
- Cateterizzazione vescicale
- Incisione ed apertura della cavità addominale (Traversa – orizzontale / Mediana - longitudinale)
- Esplorazione della pelvi e dell’addome inferiore.
- Eventuale aspirazione di liquidi peritoneali o lavaggi peritoneali (utile a raccogliere cellule della cavità addominale)
- Applicazione di divaricatori autostatici (sono diversi da incisione ad incisione e da individuo a individuo, verrà applicato quello che il chirurgo riterrà più adatto a lei ed al tipo d’intervento da effettuare)
- Posizionamento in Trendelemburg. (con la testa più bassa della pelvi per evitare che le anse intestinali ostruiscano il campo operatorio)
- Asportazione dell’utero (isterectomia nelle sue varie modalità e radicalità)
- Ev. asportazione degli annessi (ovaie e tube)
- Ev. lisis di sinechie, aderenze, etc.
- Controllo della vescica, ureteri ed altri organi e strutture vicine.
- Ev. linfadenectomie o altre exeresi necessarie a stadiare o allargare l’intervento.
- Solitamente non vengono lasciati drenaggi, ma in alcuni casi particolari, potrebbero rendersi necessari.
- Si potrà procede alla colposospensione, per diminuire il rischio di eventuali prolassi vaginali, della cupola o della vescica.
- Accurata emostasi e controllo delle legature.
- Conteggio delle garze e compresse, aghi e strumenti chirurgici in generale .
- Chiusura della parete addominale per piani o in monostrato.


Vaginale:
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Il vantaggio di questa tecnica radica in un post-operatorio più confortevole, poiché l’operazione si effettua da un canale fisiologicamente pervio e si risparmiano molte incisioni peritoneali.

L’altro vantaggio di questo approccio terapeutico è rappresentato dall’assenza di cicatrici visibili, perché si lavora in fondo alla vagina.
E’ una procedura frequentemente scelta per trattare patologie benigne (ma non solo), con utero asportabile per via vaginale.

Il posizionamento della paziente sarà adattato alla tecnica ed al chirurgo, ma in generale si preferisce la posizione “ginecologica” o “litotomica” con le gambe sollevate, in flessione e divaricate per meglio esporre la pelvi ed il perineo.

Il posizionamento e tipo di catetere vescicale resta a discriminazione ed abitudine del centro dove verrà eseguito l’intervento.

Il tipo di anestesia alla quale verrà sottoposta la paziente potrà essere spinale, generale ed in casi molto particolari potrà eseguirsi una narco – sedazione con rinforzo locale.

- La procedura chirurgica prevede la presa della cervice con un tenaculum e la sua trazione verso il basso (esterno).

- Iniziando dal retrocollo si incide, in forma circonferenziale, la mucosa cervicale fino alla fascia pubovescicocervicale.

- Sollevata la mucosa vaginale posteriore si crea un “cul-de-sac”
- Esposizione, pinzato, sezione e sutura dei legamenti uterosacri.
- Pinzato, sezione e sutura dei leg. cardinali – paracervicali.
- Pinzato, sezione e sutura dei leg. larghi e vasi uterini.
- Pinzato, sezione e sutura dei leg. utero-ovarici (o pedicoli ovarici in annessiectomia).

- Pinzato, sezione e sutura dei leg. rotondi con capovolgimento dell’utero.
- Rimozione dell’utero (ed eventuali annessi)
- Ispezione della emostasi e peritonizzazione
- Ricostruzione della cupola vaginale (con ev. rinforzi ai pedicoli)
- Questo intervento è frequentemente accompagnato da tecniche di correzione di cisto–rettocele.

Videolaparoscopica:
argomento

Questa più moderna procedura è elettiva e dovrebbe essere presa in considerazione sistematica, qualora si prevede una isterectomia vaginale difficile o in pazienti con precedenti interventi chirurgici pelvici o processi infiammatori severi.

Negli ultimi anni, vi è una crescente tendenza alla scelta di questo tipo di procedura.

- Si procede alla formazione di un importante pneumoperitoneo, poi si procede con l’applicazione di appositi trocars, generalmente uno a livello ombelicale ed altri due laterali bassi o tre con l’aggiunta di uno mediale.

- La parte alta dell’utero (peduncoli vascolari e legamenti utero-ovarici) si tratta come nella chirurgia classica, ma con tecniche laparoscopiche.
- Per la parte bassa dell’utero (il collo uterino) possono essere scelti due modalità diverse:
a) si tratta ed asporta con tecniche da isterectomia vaginale con controllo visivo addominale videolaparoscopico;

b) si procede con la sezione del paracolpo, legamenti uterosacrali, e fornici in via laparoscopica con asportazione del viscere per via minilaparotomica, laparcoscopica o attraverso la breccia vaginale.

- Chiusura della cupola vaginale, in seguito si procede al controllo della emostasi, si effettuano eventuali lavaggi, e successivamente si asportano sotto visione i trocars e si rilascia il pneumoperitoneo. Infine si chiudono i punti di inserimento dei trocars.


NOTA BENE:
A) Le tecniche possono subire modifiche particolari in relazione alle condizioni della paziente ed alle scelte strategiche individuali dell’operatore.

B)Dopo l’isterectomia si rimarrà in attesa dell’esame istologico definitivo, anche dopo aver effettuato un esame di congelatore intraoperatorio


POST-OPERATORIO
(Decorso regolare):
argomento

- La paziente si sveglierà con un catetere vescicale ed una flebo, più raramente con un drenaggio o due (sarà sempre avvertita dal chirurgo di questa eventualità).

- La prima giornata sarà tipica per un post-operatorio immediato della tecnica utilizzata, e sarà molto probabile che le venga appoggiata una borsa di ghiaccio sulla parte operata.
Qualche dolore addominale, muscolare, articolare, potrà essere normale. Anche un (lieve) incremento della temperatura potrà essere considerato normale. L’andamento della sua situazione clinica sarà motivo di controllo serrato da parte di medici ed infermieri.

- Verranno effettuati sistematicamente i controlli di routine (pressione, temperatura, diuresi, esami ematologici, etc con scadenze stabiliti da protocolli consolidati).
- Verranno apportati liquidi, farmaci e calmanti in via endovenosa, sottocutanea, intramuscolare o transdermica e profilassi antitrombotica.
- Verrà invitata a mobilizzarsi quanto prima.

- Il catetere vescicale verrà rimosso quanto più precocemente possibile.
- Si potrà bere e mangiare solo dopo la canalizzazione ai gas dell’intestino.
La dieta sarà progressivamente aumentata secondo la tolleranza.


COMPLICANZE INTRAOPERATORIE (Generali):
argomento

- Enterotomia (lesione all’intestino)
- Cistostomia (lesione alla vescica)
- Lesioni ureterali (lesione ai “tubicini” di collegamento tra reni e vescica)
- Lesioni uretrali (lesione al “tubicino” di comunicazione tra vescica ed esterno)
- Sanguinamento (dai pedicoli vascolari o dagli organi o tessuti vicini)
- Lesioni vascolari e linfatiche (vene, arterie, e linfatici)
- Lesioni dei nervi e plessi pelvici ( nervi della pelvi e/o che transitano vicini al campo operatorio ed alla parete addominale)
- Mediche (anestesiologiche, Shock, arresto cardiaco, aritmie, emorragie a nappo, etc)


DECORSO ED EVENTUALI COMPLICANZE TIPICHE:
argomento

- Dopo l’isterectomia totale, lei non potrà rimanere gravida.

- Dopo l’isterectomia totale non avrà più mestruazioni.

- Se saranno rimosse le ovaie e non era in menopausa, diventerà logicamente menopausa chirurgica.

- L’asportazione dell’utero con conservazione ovarica non si associa in forma diretta ad incremento del peso corporeo (ingrassare).

- La sua sessualità si potrà modificare in forma assolutamente individuale ed indipendentemente dalla tecnica chirurgica utilizzata. (Si rammenta che il più importante organo sessuale femminile è il cervello) .

- Il rischio di complicanze dell’isterectomia per patologia benigna è basso e condiviso da tutta la chirurgia addominale o pelvica (emorragie, infezioni, ascessi, tromboembolismi, etc) .

- In particolare a questo tipo d’intervento, rare ma descritte in letteratura, sono: ritenzione urinaria, ostruzioni urinarie ed ureterali, fistole urinarie, fistole intestinali, sanguinamenti vaginali, sanguinamenti della ferita chirurgica, sanguinamenti intraddominali, infezioni della ferita addominale, infezione della ferita vaginale, ascessi pelvici, flebotrombosi, tromboflebite, embolie, ictus, infarti, altri fenomeni tromboembolici, etc.

- Le complicanze sono rare, e se si verificassero potrebbero prolungare il suo decorso postoperatorio ed in alcuni casi (molto più raramente), potrebbero richiedere un nuovo intervento con l’eventuale partecipazione di specialisti in vie urinarie o chirurgia dell’intestino o chirurghi vascolari, etc.

- La morte, come altre complicanze gravi e permanenti sono estremamente rare a questo tipo d’intervento.

Il decesso è descritto il letteratura solo in casi molto particolari e complessi.

Gli eventi infausti sono da imputare alla concomitanza di molteplici fattori di rischio associati a condizioni particolari più uniche che rare.


Complicanze postoperatorie tardive:
argomento

Sono quelle che potrebbero presentarsi dopo che la paziente sarà stata dimessa.

Possono essere cardiovascolare (embolie, infarto, etc); ematologiche (tromboembolismo, disturbi della coagulazione, shock emorragico, etc);
intestinali (volvoli, aderenze, sinechie, perforazioni tardive, stenosi, etc.); urinarie (infezioni, fistole, incontinenza, stenosi, etc); o derivate da difetti dei tessuti e tegumenti (deiscenze, eventrazioni, ernie, laparoceli, etc.).

Se insorgessero, saranno opportunamente trattate, con l’eventuale intervento di un consulente specifico.

Le complicanze chirurgiche, sono un rischio intimamente abbinato ad ogni intervento chirurgico, dal più piccolo al più grosso e complesso.

Le complicanze possono dipendere dalla tecnica chirurgica, dall’operatore, dalla equipe chirurgica, dalla qualità del materiale impiegato, dalla sede (ambulatorio, sala di Day Surgery, sala operatoria di chirurgia generale, etc) in cui viene effettuato l’intervento, dal centro assistenziale in cui si effettua la degenza, come dalle condizioni fisiche generali della paziente, dalle patologie associate remote o concomitante della paziente, dalla tipologia d’intervento (programmato o d’urgenza), ma anche da fattori imponderabili, che come tali, non sono prevedibili.

La firma del consenso informato all’isterectomia prevede che una paziente abbia preso visione delle presenti informazioni con sufficiente tempo (>48hs.) necessario a riflettere.

Potrà fare eccezione un intervento proposto d’urgenza, o salvavita.

I tumori della cute:
argomento

La patologia tumorale cutanea si divide in due grandi gruppi: tumori benigni e tumori maligni

Ai primi, i tumori benigni, appartengono le verruche comuni (caratteristiche lesioni acuminate della cute), i lipomi (accumuli di tessuto grasso), i fibro-epiteliomi (peduncoli di cute che contengono tessuto fibroso), angiomi (nidi e grovigli di vasi ematici), cheratosi ed ipercheratosi ( ispessimenti e calli della cute), cheratosi seborroica (lesioni sopraelevate, scrostabili, tipiche dell’età avanzata) ed altre macchie e lesioni di minor importanza.

I tumori benigni non hanno la rilevanza clinica delle malattie oncologiche, non invadono né danneggiano i tessuti vicini e non danno metastasi.

Tra i tumori maligni sono da segnalare tre epiteliomi principali:

1) Il tumore basocellulare (in generale di basso grado di malignità e poco agressivo)

2) Lo spinocellulare (generalmente di malignità moderata, con una certa predilezione a disseminarsi per via linfatica ed ha una grande capacità di recidivare o sia di ricomparire).

3) Il melanoma maligno (il tumore maligno per eccellenza della pelle).

Il melanoma è una delle poche neoplasie maligne diagnosticabili con l’osservazione diretta:
I criteri di diagnosi possono essere raggruppati nel acronimo inglese: ABCDE:
a) Asimmetria (il melanoma non è perfettamente rotondo)
b) Bordi irregolari (il melanoma ha bordi frastagliati)
c) Colore impreciso (il melanoma non è omogeneo )
d) Diametro (il melanoma in generale ha un diametro superiore ai 6 mm)
e) Evoluzione (il melanoma cambia con il tempo e può sanguinare mentre cresce ed invade)
La diagnosi differenziale fra lesioni benigne e maligne della cute, deve essere lasciata al medico, che dopo una prima valutazione clinica giudicherà la necessità o meno di procedere ad una biopsia. In definitiva la diagnosi sarà sempre effettuata dal anatomo-patologo che esaminerà il tessuto sotto microscopio.

Le modalità bioptiche (preferibilmente escisionali) saranno motivo di discussione col proprio medico esperto di fiducia, e varieranno secondo le caratteristiche cliniche delle lesioni e la loro ubicazione nel corpo.

E’ opportuno che quando si osserva una nuova lesione cutanea, che cambia forma o colore, o sanguina, ci si rechi dal proprio medico di fiducia.

L’automedicazione o le terapie “fai da te” o “della nonna” sono sconsigliate perchè potrebbero far perdere tempo utile ad una diagnosi tempestiva ed una terapia efficace.

Le diagnosi precoci si accompagnano da tecniche chirurgiche di trattamento meno demolitive.

Queste informazioni NON devono essere considerate sufficienti ad una diagnosi né a prendere una decisione consapevole di terapia.

Si esorta, in presenza di ogni dubbia lesione cutanea, a consultare il proprio medico di fiducia e di eseguire tutte le indagini diagnostiche da lui proposte.

Vaccinazione contro l’HPV
argomento

INTRODUZIONE:
IL CANCRO DELLA CERVICE UTERINA.

In Italia si fa una diagnosi di tumore ogni 20 minuti e scompare una popolazione pari ad una città di media dimensione, ogni anno, solo per cancro.

Per quanto riguarda il tumore della cervice uterina, la malattia colpisce 3.500 donne in un anno e ne uccide 1.500 circa.

Il problema sanitario del carcinoma della cervice è mondiale ed è particolarmente rilevante in America Latina, Africa, Europa del Est e nei gruppi socioeconomici più disagiati dei paesi ricchi.

In Italia si è verificato un aumento d’incidenza di questa patologia, fenomeno parzialmente spiegabile per le migrazioni di popolazioni provenienti da paesi dove questa malattia e più comune e dall’allargamento dei confini dell’Europa.

Nella storia naturale (passato) del carcinoma del collo uterino vi è sempre una infezione virale da HPV, e vi è sempre un lungo periodo utile alla diagnosi precoce -Pap-Test, colposcopia, biopsie- delle malattie displasiche che lo precedono (trattamento delle precancerosi).


INFEZIONE HPV:
argomento

Le malattie infettive in generale, sono patologie globali.
Le facilità negli spostamenti delle persone, favoriscono la disseminazione di forme infettive (in particolare delle infezioni virali) che possono diventare planetarie.

L’infezione da HPV è una malattia virale, provocata da oltre 120 diversi individui che formano gruppi o ceppi virali diversi ma appartenenti alla grande famiglia del papilloma virus umano.

E’ una infezione molto comune nelle donne giovani, generalmente transitoria, frequentemente trasmessa per via sessuale (70%) ma non solo.

Generalmente è una malattia autolimitata, o sia, che guarisce da sola e lascia una “memoria immunologia” o anticorpi, non sempre molto efficace.

L’HPV è responsabile delle maggior parte delle malattie verrucose (condillomi) della vagina, vulva, ano, perineo, cavità orale e pene.

Non esiste una terapia riconosciuta efficace per eliminarla. Come per qualsiasi altra infezione virale, non esiste un antibiotico adeguato al suo trattamento, né conosciamo un antivirale capace di combatterla in forma definitiva.
Da qui, l’importanza di prevenire l’infezione da HPV.

L’utilizzo del preservativo (molto utile per prevenire l’HIV, epatite, sifilide ed altre malattie veneree) non si è altrimenti dimostrato in grado di diminuire la diffusione dei virus del H.P.V.

Alcuni tipi virali ( i cosiddetti ad alto rischio ) si ritengono necessari, ma non sufficienti nell’insorgenza di patologie displasiche prima e poi ( dopo molto tempo ) della comparsa di neoplasia maligna o carcinoma della cervice.

LA VACCINAZIONE CONTRO L’ HPV
argomento

In Italia sono disponibili due tipi di vaccino contro l’HPV: uno tetravalente e l’altro bivalente.

Tetravalente significa che è stato concepito per offrire una copertura immunologica contro quattro ceppi (tipi) di virus: due di alto rischio (16 – 18) e due di basso rischio (6 – 11).

Il vaccino bivalente è stato progettato per creare anticorpi per i due ceppi o tipi di virus di alto rischio (16 – 18 )

L’insorgenza di un carcinoma della cervice uterina, prevede che ci sia stata un’infezione virale da HPV (molto frequentemente 16).

Bisogna tener ben presente che non tutte le infezioni da HPV si trasformeranno sicuramente in carcinoma della cervice. Ansi, solo in una proporzione molto limitata e dopo un lunghissimo periodo di tempo, l’HPV potrà provocare una displasia.

Le malattie condillomatose (verrucose) sono molto più frequenti e diffuse nelle nostre popolazioni e sono la risultante d’infezioni da ceppi a basso rischio.

Oggi si possiede nel vaccino anti-HPV un arma efficace contro l’infezione, che potrà bloccare in una fase iniziale, la comparsa di una patologia tumorale della cervice uterina.

Si calcola che con il vaccino, evitando l’infezione di un virus “oncogenico”, si potrà evitare l’insorgenza (>90%) della patologia pre-tumorale e verrucosa del tratto genitale femminile, e secondariamente si eviterà la comparsa di oltre il 70-80% dei cancri cervicali uterini infiltranti ( i veri ed unici responsabili della morte per cancro del collo uterino).

In altre parole, si tratta di un vaccino contro l’infezione da papillomavirus e secondariamente, contro il cancro del collo uterino.

Da recenti studi si evince che i vaccini sono capaci di formare anticorpi più efficaci da quelli che ottiene il sistema immunitario umano dopo l’infezione naturale del virus.

In prevenzione oncologica primaria di può vaccinare contro l’HPV, mentre in prevenzione secondaria si deve continuare ad effettuare la diagnosi precoce con il Pap-Test, la colposcopia ed il trattamento delle lesioni preneoplastiche.

4. MENOPAUSA:
argomento
Definizioni e consigli.

La menopausa è un “passaggio” naturale della vita adulta della donna.

Letteralmente significa “fine delle mestruazioni” (dal greco men – pausis) ed e’ l’evento che identifica la fine dell’età fertile.

In questo momento della vita, le ovaie diminuiscono la loro produzione ormonale (estrogeni e progesterone). Conseguentemente, si produce una risposta ipofisaria con aumenta della produzione di FSH - LH, per cercare di “smuovere” la capacità funzionale residua ovarica.

Le ovaie, esaurite le loro riserve follicolari, smettono di produrre ovuli ed ormoni e non rispondono al “richiamo” ipofisari.

La manifestazione del fenomeno biologico, è l’assenza di mestruazioni, perché l’endometrio non si sfalda più per la mancanza di stimoli ormonali ovarici.

Non si conosce con certezza il momento dopo il quale non si possa più rimanere incinta.

Si ritiene che dopo una amenorrea di 6 – 12 mesi, oltre i 50 anni d’età, il concepimento naturale risulti impossibile.

La pre-menopausa viene definita come un periodo di transizione più o meno precedente.

Inizia circa ai 40 anni e finisce in torno ai 50, con la menopausa.

La menopausa è l’amenorrea (assenza di perdite ematiche mestruali) di 6 – 12 mesi che segue all’ultima mestruazione, associato ad aumento dell’ormone FSH ed LH in sangue.

L’età media di presentazione è tra i 45 ed i 55 anni.

La post-menopausa (viene anche chiamata “terza età”) si riferisce al periodo della vita che trascorrerà una donna, dopo la menopausa -senza mestruazioni-.

Il climaterio è un termine che comprende e racchiude tutte le fasi precedentemente descritte.

Menopausa precoce è quella che si presenta prima dei 40 anni d’età, mentre menopausa tardiva è un termine in continua revisione ed ad oggi si accetta come quello che arriva dopo i 60 anni d’età anagrafica.

Verso i 50 anni quasi tutte le donne cominciano ad avvertire segnali, assolutamente naturali che annunciano cambiamenti fisiologici menopausali.

Ci sono, in generale, due aspetti essenziali dei sintomi della menopausa, uno “fisico” ed altro “emotivo”.

Risulta utile riconoscergli e con piena consapevolezza e giusta serenità, affrontarli per ritrovare un nuovo modo di esprimere l’essere donna.

Bisogna ricordare che l’unica funzione che si perde dopo l’evento menopausale è quella riproduttiva.

I disturbi collegati alla menopausa sono causati dalla drastica diminuzione di produzione ovarica di estrogeni e progesterone.

Effetti biologi della menopausa:
argomento

a) Effetti iniziali:
Irregolarità mestruale: ritardi, accorciamenti del ciclo, salti mestruali, assenza delle mestruazioni.

Vampate:
rappresenta il sintomo cardinale della menopausa e caratterizza la sua severità, si accompagnano da sudorazioni particolarmente intense. Oltre l’80% delle donne menopausiche ne soffre, in diversa misura di fastidio.

Insonnia:
molto comune e con molta frequenza associata a vampate notturne.

Aumento di peso: risulta molto più difficile dimagrire in menopausa e l’accumulo del grasso corporeo assume una caratteristica maschiloide, o sia, con incremento del pannicolo adiposo in torno all’addome, al torace ed al tronco (distribuzione centripeta)

Alterazioni dell’umore:
si diventa innestabile, ansiosa, irritabile, tendenti alla depressione, e facilmente portate al pianto.


b) Effetti secondari:

Riduzione volumetrica degli organi genitali:
utero, vagina e vulva si atrofizzano, le mucose e la cute delle zone genitourinarie diventano particolarmente delicate, con diminuzione delle secrezioni e della lubrificazione.
Sono molto comuni le sensazione di bruciore, secchezza e di dolore nei rapporti sessuali.

Perdita di elasticità cutanea:
La perdita del collagene accade a tutti il livelli. Ne risulta un aumento delle rughe, fragilità dei capelli e della crescita unghiale.

Diminuzione del desiderio sessuale.
La capacità o meno di raggiungere l’orgasmo rimane generalmente immutata.
Molte donne continuano ad avere una vita sessuale soddisfacente in post-menopausa.

Molto dipende di come si viva emozionalmente, la vicenda dell’infertilità.
In questo contesto, più importante dei cambiamenti ormonali, risultano i condizionamenti culturali legati alla menopausa.

Osteoporosi:
un terzo delle donne in menopausa soffrono di un inadeguato metabolismo osseo, in relazione all’attività svolta.

La diminuzione della massa ossea può risultare decisiva nella riduzione della resistenza dell’osso (fragilità).

Le fratture ed i crolli vertebrali sono più frequenti nelle donne delle popolazioni nordiche rispetto a quelle mediterranee.

Malattie cardiovascolari:
gli estrogeni aiutano a mantenere un buon equilibrio fra HDL (colesterolo buono) e LDL (colesterolo cattivo).

La sospensione produttiva di estrogeni comporta una perdita di questo importante aiuto e la donna postmenopausica resta esposta alle malattie cardiovascolari caratterizzate da accumulo arterioso di colesterolo (arteriosclerosi).

Controlli consigliati e misure generali in menopausa:
argomento

a) Visite ed esami di routine che saranno indicate, caso per caso, dal proprio medico di fiducia.

b) La terapia ormonale sostitutiva risulta efficace contro i sintomi tipici della menopausa, in particolare modo, per le donne in menopausa precoce.

E’ raccomandabile una valutazione individuale per riconoscere e valutare vantaggi e rischi, indicazioni e controindicazioni, con il proprio ginecologo di fiducia.

E’ energicamente sconsigliata l’automedicazione ormonale.

c) Misure igienico dietetiche:
Le più importanti e facili da eseguire.
Si consiglia effettuare una regolare attività fisica, adeguandola all’età (preferibilmente all’aperto) ed all’epoca dell’anno.

Si invita a praticare in forma sistematica e periodica una ginnastica del pavimento pelvico.

Si propone di moderare la quantità di alimenti, limitando il sale, le spezie, gli zuccheri, alcolici, e caffè.

E’ buona regola incrementare la proporzione della dieta con cereali, legumi, fibre, frutta e verdura fresca.

Mantenere un’adeguata idratazione (2 litri/die).
Evitare bagni troppo caldi.
Usare saponi e bagnoschiuma delicati (pH fisiologico).
Godersi il sole senza esagerare.

Tenere la mente impegnata, coltivare la lettura e le attività manuali.
Motivarsi culturalmente e mantenere un’attività sociale utile, evitando di chiudersi in se stesse.

Non smettere di apprezzare le cose belle della vita.
Vivere nella sua pienezza l’età raggiunta.



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